Provare pietà per chi uccide

Ieri sera ho portato Ani a fare una passeggiata in una stradina di campagna e abbiamo incontrato una signora. Si è fermata a fare due chiacchiere e presto mi ha parlato della sua vita e dei “suoi” animali. Le ho detto che non mangio gli animali e neppure i loro derivati e le ho parlato delle alternative alimentari: pasta, fagioli, piselli, lenticchie, verdure, pane, seitan, riso, eccetera.. e lei continuava a vantarsi del fatto che non è mai andata in macelleria a comprare la carne. Mi ha raccontato addirittura il modo in cui lei e la famiglia ammazzano il maiale ma ti risparmio i dettagli. Le ripetevo che mi faceva male sentire quelle cose e che i suoi animali li avrei coccolati tutti! Ma lei continuava a parlare, orgogliosa ed inconsapevole. Sentivo dal tono della voce che non voleva farmi male ma che era l’unica cosa per cui si sente fiera e voleva condividerla con me. Che tristezza ho provato.. ci pensi? essere orgogliosi di uccidere!

Bisogna ammettere che almeno uccide gli animali di persona, è sempre meglio di chi non ha il coraggio di farlo ma trova facilmente il coraggio di prendere l’auto e andare in macelleria. Resta comunque la mia convinzione del fatto che chi uccide gli animali, è potenzialmente una persona che ucciderebbe anche gli umani per scopi personali. Credo che se questa signora andasse a fare un corso di crescita personale e spirituale, uno di quei corsi dove per prima cosa ti insegnano il valore di te stesso, già dopo i primi 10 minuti, la donna scapperebbe via piangendo, per poi trovarsi a scegliere fra due alternative: rimuovere per sempre quell’episodio e far finta di niente, oppure cambiare drasticamente la propria vita. Una 70enne che come principale insegnamento ha avuto quello di continuare a sfruttare la vita degli altri, non può essere una persona felice, non può comprendere il valore della vita altrui se nessuno le ha mai insegnato che anche lei ha un valore.

Ricordo che la prima cosa che mi ha detto è stata “Sono stanca, porto avanti la vita di 6 persone e nessuno mi da una mano, faccio tutto da sola”. Le ho chiesto se sapesse che mangiare la carne può provocare il cancro e lei ripeteva “no, no.. non è vero” e continuava a raccontarmi del suo allevamento. Appena mi sono accorta che in mano aveva un calzone appena preso alla pizzeria d’asporto, le ho detto “E’ meglio che vada, altrimenti si raffredda”, e lei mi ha risposto “Se vogliono lo mangiano anche freddo“. So che non è giusto dare giudizi, ma sono umana e in quel momento due cose mi sono venute in mente, il fatto che, dopo tutto il lavoro che svolge per l’intera famiglia, la mandano anche a prendere la pizza, a piedi, per stradine di campagna.. e dalla sua risposta è trasparso anche il suo scarso interesse per la cena del famigliare che stava aspettando la pizza. Che tristezza provo di fronte a certe situazioni, ho avuto la sensazione che quella signora abbia vissuto e viva tuttora con la convinzione che il suo scopo sia servire gli altri e dimenticarsi di se stessa.

Sono sicura che nei paesi del Terzo Mondo ci sono donne che hanno una consapevolezza maggiore di persone che vivono attorno alle grandi città, e in questo caso sto parlando di un paese vicino a Padova, città conosciuta per la presenza di molti centri universitari, dove la cultura non dovrebbe mancare nemmeno nella cascina più sperduta.

Per la prima volta ho sentito il bisogno di abbracciare una persona che uccide gli animali, ma il mio sarebbe stato un abbraccio di pietà e non credo che lo avrebbe apprezzato. Avrei voluto parlare ancora con lei, raccontarle la mia esperienza e di quanto mi senta meglio da quando non mangio più gli animali, specialmente con me stessa. Avrei voluto portarla a casa mia e farle assaggiare il seitan con le patate, o con i funghi, oppure con le verdure.. e parlare con lei del fatto che si può mangiare bene e con l’apporto proteico necessario anche senza usare la violenza su altri esseri. Ma come si può pretendere che una persona abbia il coraggio di ammettere che ha vissuto per 70 anni con degli insegnamenti immorali e disonesti? Sicuramente è un’impresa difficile, ma non impossibile.

Ad un tratto le ho chiesto “Lei non si affeziona ai suoi animali?” E lei ha risposto “A me piace prendermi cura degli animali”. La cosa interessante è che è stata la prima volta che l’ho vista sorridere, non sorrideva affatto quando mi descriveva il modo in cui li uccide. Spero tanto che da oggi guardi i suoi animali con occhi diversi. Poi ha aggiunto “Li nutriamo e quando la natura chiama, li uccidiamo”.. Credo non si possa parlare di natura, perchè morire per natura non significa essere sgozzato o ricevere un colpo di pistola in testa, ma forse la signora si riferiva alla sua “naturale” voglia di portare avanti una tradizione familiare non etica ma utile al “finto” benessere della famiglia.

Se dicessi che non sono capace di uccidere, mentirei, sono certa che anch’io potrei uccidere sia un umano che un animale, ma solo in caso di difesa. Non potrò mai uccidere qualcuno che non mi ha mai fatto niente di male. Mi sento in colpa per tutte le volte che ho mangiato gli animali e mi sento meschina per non aver cercato in passato di comprendere quanto dolore possa esserci dietro ad una bistecca e ad un bicchiere di latte (soprattutto quello industriale). Dovremmo essere grati agli animali per tutte le risorse che ci hanno forzatamente dato, ma ora i tempi sono cambiati! Perchè continuare a fare del male quando ci sono molte altrenative? Abbiamo passato l’anno 2000 da 12 anni, è arrivata l’ora di iniziare a fare qualche ricerca in internet sull’alimentazione, prima di continuare a contribuire a questo olocausto, non credi? Dovremmo ringraziare gli animali ed iniziare a dare loro tutto il rispetto che meritano, o almeno lasciar loro il diritto di vivere la propria vita!

Tornando alla signora incontrata ieri, ricordo che ha manifestato più volte la sua frustrazione per la vita che conduce, lamentandosi del fatto che nessuno la aiuta e, per di più, non curandosi del fatto che la pizza sarebbe arrivata a casa fredda. Sembrava quasi volesse prendersi una rivincita fermandosi a chiacchierare con me. Non posso credere che una persona possa dare davvero un contributo positivo in famiglia se lei è la prima a non rispettarsi. Se non siamo capaci di apprezzare ed amare noi stessi, non possiamo dare agli altri. Ci sono persone (specialmente donne) che affermano di dare più importanza alla famiglia che a se stesse, invece credo occorra imparare a dare amore innanzitutto a se stessi.



2 pensieri su “Provare pietà per chi uccide

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