Attivisti liberano sei galline da un allevamento

Attivisti liberano sei galline allevamentoInizio l’articolo di oggi con una domanda: per quale motivo chi si batte per salvare la vita a qualcuno dev’essere considerato un criminale, mentre chi passa la vita ad uccidere è ritenuto normale? Quando un umano salva la vita ad uno o più umani diventa un eroe, mentre chi salva la vita di un cane, di un gatto, di una gallina o di un qualsiasi altro essere senziente, viene considerata da molti una persona strana.

Un’amica qualche giorno fa ha trovato un gattino ferito, aveva le budella fuori. Lo ha portato dal veterinario che lo ha operato e il costo dell’intervento è stato di 150 euro. La sorella, economicamente agiata, in pensione e amante dei viaggi, quando ha saputo di questa spesa le ha detto: “Ah be, se ti piace spendere così i tuoi soldi”. E lei ha risposto: “Preferisco spenderli così piuttosto che nel modo in cui li spendi tu”. Posso capire, certe battute fanno solo innervosire e anch’io avrei risposto in quel modo.

Ora mi chiedo: se al posto del gattino troviamo un altro animale in quelle condizioni, per esempio una gallina, cosa facciamo? Molti ancora continuano ad etichettare gli animali, mucche da latte, mucche da carne, galline ovaiole, ecc.. poi ci sono i cani da caccia, cani da salvataggio, cani domestici, cani da guardia.. Ma chi l’ha detto? E anche se l’avesse detto qualcuno di “importante”, che gli animali vanno sfruttati, cosa c’entra con il considerare una cosa giusta oppure no? E’ meglio continuare a ragionare in base a pensieri altrui o dare delle risposte che siano nostre? Io scelgo la seconda.

Gli autori di questo video vogliono mostrare pubblicamente il modo in cui vengono costrette a vivere le galline negli allevamenti industriali. Sono due attivisti che operano per Animal Equality in Germania ed hanno deciso di realizzare riscatti aperti, esponendo pubblicamente se stessi e i loro volti e assumendosi la responsabilità di quell’azione che loro considerano giusta.

Guardate la bellezza nei volti e negli atteggiamenti dei due attivisti, osservate la delicatezza e la gentilezza con cui accolgono e liberano le sei galline…

Gli attivisti liberano sei galline, tutte le altre purtroppo verranno uccise. La stessa cosa capita anche negli allevamenti biologici.

Pensiamo invece a quanti animali potremmo salvare se smettessimo tutti di mangiarli! Molte persone hanno già fatto la scelta vegan. Proprio ieri facevo delle ricerche e ho scoperto che i ristoranti vegan o che offrono menù vegan, sono sempre di più, specialmente nelle grandi città. Non credo che i gestori siano tutti vegani, molti hanno deciso di venire incontro alle richieste dei clienti, quindi se il business si sta spostando in quella direzione, è grazie a chi non fa silenzio di fronte alla crudeltà sui più indifesi.

Questi lager smetteranno di esistere il giorno in cui tutti noi smetteremo di mangiare gli animali e i derivati, che oltretutto non sono nemmeno necessari al nostro organismo, anzi sono dannosi, come spiega la Dottoressa Michela De Petris in questo video.

La responsabilità del maltrattamento e del massacro degli animali è tutta nostra, che ci piaccia ammetterlo oppure no.

Anche le galline sono dotate di un sistema nervoso e quindi sentono il dolore, come le mucche, i maiali e tutti gli altri animali. Visto che, già solo la nostra esistenza sul pianeta condanna a morte gli insetti e gli animali che schiacciamo (compresi i cani e i gatti che vengono investiti su strade che sono anche loro), propongo almeno di evitare di farli soffrire e di ucciderli quando possiamo scegliere, iniziando dal ragionare sul fatto che gli animali non sono merce.

Gli animali non sono oggetti da sfruttare, maltrattare e uccidere. Non siamo obbligati ad amarli e ad interagire con loro, ma è un nostro dovere come anime rispettarli. Non sottovalutiamo chi dice che gli stessi trattamenti capiteranno a noi in futuro o in altre vite, sono concetti di cui iniziano a parlare anche i cristiani praticanti.

Se i macellai sapessero quanto è sublime la sensazione di ridare la libertà a qualcuno, smetterebbero di fare quel mestiere, ammesso che nel 2014 sia ancora da considerare “mestiere” un lavoro così crudele e che impedisce l’evoluzione dell’individuo, come in tutte le persone che mangiano quelle carni e quei prodotti intrisi di crudeltà e violenza.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook